Nella costante vicenda del rapporto dell’uomo con le sue invenzioni, cioè con la tecnica, la pattuglia degli integrati si contrappone puntualmente a quella degli apocalittici, i progressisti ai conservatori. Da che parte stia Enrico Buonanno è chiaro: Internet è per lui il mondo nuovo, «il mezzo della libertà», la scomparsa di ogni (interessata) mediazione per un vivere in presa diretta che, attraverso la creazione di un “doppio”, «permette all’uomo di capirsi... d’istinto». E se il mondo della rete, in tutti i suoi sviluppi anche futuri, non fosse altro che il già sempre stato, il passato che si reitera, il radicalizzarsi e quindi il manifestarsi nella sua “purezza” dell’essenza stessa dell’Occidente-mondo?
Certo, il progresso della comunicazione web è stato impressionante: da quando, nel 1991, l’informatico inglese Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web è passata una sola generazione! Eppure, nonostante questo, ci si muove sì velocemente, ma all’interno di un cerchio, di un perimetro conchiuso e già delineato. Ma mi si potrebbe chiedere: come fai a dire che Internet è del tutto dentro quell’orizzonte di senso dischiusosi nella Grecia arcaica e portato al pensiero da Socrate-Platone nel V secolo avanti Cristo?
Era difficile immaginare un modo più originale e culturalmente fecondo, per riflettere e celebrare i 50 e più anni di attività intellettuale di un maestro della storiografia italiana quale Giuseppe Galasso, di quello concepito e realizzato da due suoi allievi, anche loro affermati studiosi e docenti universitari: Aurelio Musi e Luigi Mascilli Migliorini. Se è vero il dettato di Croce, il maggiore pensatore di riferimento di Galasso, che l'etica si risolve nell'opera, cioè nel risultato concreto dell'attività individuale, come giudicare infatti un uomo di cultura se non prima di tutto a partire dai libri che ha nel corso degli anni pubblicato?
Da La riforma agraria in Calabria, del 1958, al volume della Storia del Regno di Napoli della Utet dedicato alla società e alla cultura del Mezzogiorno moderno, del 2011, lo storico napoletano è autore di più di quaranta lavori, quasi tutti diventati punto di riferimento bibliografico nelle tematiche affrontate: dalla storia di Napoli e del Mezzogiorno a quella d'Italia (studiate sempre in una dimensione europea), dal pensiero politico e civile dei maestri della democrazia (dagli illuministi meridionali a Croce, passando per Mazzini, Cattaneo, Salvemini e tanti altri) alla metodologia della ricerca storica e alla storia della storiografia italiana soprattutto novecentesca.
scritto da: Corrado Ocone - Corriere della sera/La lettura
Le parole non sono mai innocenti. Così come non lo sono le definizioni. Definire è delimitare, separare, distinguere. E quindi decidere, optare per una scelta piuttosto che per un’altra. Vista da questo angolo visuale, la discussione che tiene impegnati molti studiosi su cosa è il moderno (e il postmoderno) non è meramente teorica: implica prese di posizione etico -politiche.
Tutto lo possiamo fare iniziare nel 1979, l’anno in cui Jean Francois Lyotard pubblica un rapporto sullo stato del sapere contemporaneo commissionatogli dall’Unesco. Lo titola La condizione postmoderna perché in esso prende atto che sono giunte al capolinea le metanarrazioni che nella modernità avevano cercato di dare un senso unitario alla realtà: l’illuminismo, l’idealismo, il marxismo.
Bioetica, viaggio a Napoli di Tristram Engelhardt (*)
29
GENNAIO 2012
scritto da: Corrado Ocone - Il Mattino
Spesso la bioetica viene considerata un campo di indagine a se stante, una specializzazione fra altre della filosofia. Certamente, delimitare il campo della disciplina è utile. Tuttavia, è anche molto riduttivo. Per motivi strutturali e contingenti. Da una parte, infatti, chi si occupa di bioetica non può non far riferimento ad una visione teorica di sfondo; dall’altra, in quella che si preannuncia ed è già l’epoca della modificazione e anche riproducibilità tecnica della vita, la riflessione filosofico-morale deve rivolgersi di necessità al bios. E’ in quest’ottica che la presenza a Napoli di Hugo Tristram Engelhardt, uno dei padri storici della disciplina, autore del più diffuso Manuale di bioetica, è un’importante momento di riflessione. L’occasione è la presentazione di un ponderoso volume che raccoglie i testi delle conferenze tenute in Italia da Engelhardt dal 1991 ad oggi: Viaggi in Italia. Saggi di bioetica, a cura di Rodolfo Rini e Maurizio Mori, Le Lettere, Firenze, pagine 428, euro 28).
“Austriaci”, virtuisti, radicali, anticlericali: un arcipelago litigioso
22
GENNAIO 2012
scritto da: Corrado Ocone - Corriere della sera/La lettura
Diffusa, dispersa, litigiosa. Così appare, a un primo sguardo, la galassia liberale italiana, a circa venti anni dalla presunta “rinascita del liberalismo” e dopo la fine delle ubriacature ideologiche e la crisi delle culture politiche dominanti nella “prima Repubblica”. Non potendoci fidare mai come in questo caso delle autocertificazioni (per ognuno il “vero liberalismo” è solo il proprio); non esistendo d’altronde, perché contraddizione nol consente, un’autorità garante e super partes del liberalismo autentico; diamo metodologicamente per buono il concetto più pluralistico possibile di esso e proviamo a disegnare una mappa.
scritto da: Corrado Ocone - Corriere della sera/La lettura
L’uomo è buono per natura ed è corrotto dalla civiltà, o al contrario il suo istinto naturale è volto al possesso e alla sopraffazione del prossimo? La morale è una conquista della ragione e dell’educazione, oppure è una sovrastruttura che nasconde i nostri più profondi istinti egoistici? Sono i classici problemi della riflessione etica, che ora ci vengono riproposti da uno dei maggiori filosofi pop in circolazione, il tedesco Richard David Precht, in un ponderoso volume che in Germania ha scalato in poche settimane la vetta delle classiche e che Garzanti traduce col titolo L’arte di non essere egoisti. Perché vorremmo tanto essere buoni e cosa ci impedisce di farlo. Certo, i filosofi accademici storceranno il naso di fronte allo stile disinvolto dell’autore. Eppure, nonostante le tante strizzatine d’occhio al pubblico, Precht raggiunge lo scopo di introdurre alle questioni in gioco.
scritto da: Corrado Ocone - Corriere della sera/La lettura
E’ una raffinata e dotta analisi delle categorie della politica l’ultimo libro di Giacomo Marramao: Contro il potere. Filosofia e scrittura (Bompiani, pagine 151, euro 10). Apprezzabile è l’insistenza sulla singolarità (termine preferito a individuo) come centro della politica contro i poteri forti e lo Stato Leviatano della modernità. E’ un discorso sui concetti, non partitico, come deve essere di necessità quello filosofico, anche quando si applica alla politica.
Paolo Rossi, il decano degli storici della scienza e dell’epistemologia italiana
15
GENNAIO 2012
scritto da: Corrado Ocone - Il Riformista
Con Paolo Rossi, morto ieri a Firenze (era nato a Urbino nel 1923), scompare il decano degli storici della scienza e dell’epistemologia italiane. Storico più che filosofo, come il suo maestro Garin, per una scelta di fondo, metodologica: solo una prospettiva integralmente storicista, in grado di inserire l’opera degli scienziati nel loro contesto storico e sociale, poteva far comprendere il contributo dato da ognuno di esso al progresso dell’umanità. Quell’idea di progresso, tipicamente moderna, di cui Rossi ci ha dato fra l’altro una magistrale storia in Naufragi senza spettatori (1995). E alla modernità, alla forza emancipatrice della ragione e della scienza-tecnica, Rossi è rimasto sempre legato.
Il negazionismo, la tesi che tende appunto a negare o semplicemente a ridimensionare il fenomeno dello sterminio in massa nelle camere a gas degli ebrei da parte dei nazisti, non può essere giudicato e condannato sul terreno meramente storiografico, come finora per lo più si è fatto. Non si tratta infatti di una tesi storica, per quanto aberrante, ma di un progetto politico. Lo stesso che mosse i nazisti nella loro opera di “purificazione” antisemita. Fra quell’ annientamento e questa negazione c’è un sottile filo rosso. E i primi negazionisti sono stati proprio i nazisti. E’ questa la tesi forte di un pamphlet appassionato, informato e limpido nella scrittura che esce oggi per i tipi de Il Melangolo: Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo (pagine 127, euro 8). Autore è Donatella Di Cesare, ordinario di Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, già allieva prediletta di Gadamer a Heidelberg e ora vicepresidente della Heidegger Gesellschaft: “Himmler –afferma- disse agli ufficiali delle SS che la ‘gloriosa’ pagina di storia, che stavano per scrivere, era una pagina che non era mai stata scritta e che non sarebbe mai stata scritta”.
scritto da: Corrado Ocone - Corriere della sera/La lettura
Dove soffia oggi lo spirito della filosofia? È possibile tracciare una mappa dei luoghi fisici dove nascono le idee e le teorie? In una parola: perché la filosofia si racconta come storia, cioè nel tempo, ma dimentica il secondo «a priori» kantiano della sensibilità, cioè lo spazio? Andiamo con ordine.
Nell’ultimo cinquantennio i centri di irradiazione più potenti della cultura filosofica sono stati Harvard e Parigi. Nella università statunitense ha infatti insegnato John Rawls, autore nel 1972 di una Teoria della giustizia di ispirazione contrattualistica e liberaldemocratica che ha rivoluzionato la filosofia politica anglosassone, fino allora dominata dall’utilitarismo, dando vita alla più imponente proliferazione di studi filosofici mai vista prima. Una bibliografia sterminata, quasi a supporto dell’icastico giudizio di Robert Nozick all’uscita del libro: pro o contro, ma da oggi non si può ragionare su questi temi a prescindere da Rawls. Quanto a Parigi, i grandi filosofi che vi hanno operato sono stati invece più di uno, da Michel Foucault a Jacques Derrida, da Jacques Lacan a Gilles Deleuze, ma tutti si sono mossi in una temperie di pensiero comune che è stata chiamata French Theory. Per semplificare: se i rawlsiani analizzavano i concetti, i francesi li decostruivano. La disputa odierna fra realisti e postmoderni è un tardo strascico di quella frattura.
Ore 17,00. Napoli, Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) – Palazzo Cavalcanti (Via Toledo, 348). Presentazione dei volumi di Vladimir Jankélévitch: Il non so-che e il quasi -niente e (con Béatrice Berlowitz) Da qualche parte nell'incompiuto, entrambi a cura di Enrica Lisciani Petrini (Einaudi). Relatori: Laura Bazzicalupo, Fabio Ciaramelli, Bruno Moroncini, e Vincenzo Vitello. Moderatore: Corrado Ocone
MERCOLEDI’ 29 FEBBRAIO 2012 - Roma
Dal postmoderno al realismo
Ore 18. Roma, Istituto Svizzero (Via Ludovisi, 48). Maurizio Ferraris si confronta con Emil Angehrn sul tema: “Dal postmoderno al realismo”. Moderatore: Corrado Ocone
GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO 2012 - Napoli
Percorsi del liberalismo inglese contemporaneo: Minogue, Gray, Kukathas
Ore 17,00. Napoli, Sala delle Conferenze della Camera di Commercio, Via Sant’Aspreno, 2. Lezione alla Scuola 2012 di Liberalismo di Napoli – LXXIV. Organizzata dalla Fondazione Luigi Einaudi di Roma e dalla Fondazione Guido e Roberto Cortese di Napoli